Quando adottiamo la CCRC, dobbiamo trattare la competenza comunicativa come sapere sociale e relazionale, superando l’idea tradizionale di ‘competenza’ come la capacità di seguire un insieme di regole puramente linguistiche.

In altre parole, ciò che conta nella competenza comunicativa è la capacità di attivare e combinare un repertorio variabile di risorse comunicative a seconda della situazione, degli interlocutori e delle pratiche sociali in cui ci si trova. Questa visione pone l’accento su come le persone selezionano, espandono o intrecciano elementi diversi del loro repertorio per costruire significato e connessioni con gli altri.

Sviluppare la competenza comunicativa in ambito scolastico richiede attenzione non solo alla grammatica o al vocabolario, ma anche alla ricchezza e alla flessibilità del repertorio comunicativo degli studenti che emergono nei contesti reali della classe e della scuola.

Attiviamo la nostra CCRC: la consapevolezza critica del repertorio comunicativo

Immaginiamoci in una scuola media. I ragazzi e le ragazze hanno circa 11 anni e sono in un’importante fase di crescita tra l’infanzia e l’adolescenza. Il ‘fare scuola’ nelle medie è sicuramente molto diverso da quello delle elementari, e stanno ancora sviluppando la loro competenza comunicativa in questo nuovo contesto. Questo vale per tutti, ma soprattutto per gli alunni e le alunne arrivati da poco da un altro paese o da un diverso contesto culturale.

Infatti, si sentono spesso gli insegnanti che fanno commenti espliciti del tipo:

“Aprire quaderno, guardare gli appunti. Senza parlare.”

“Ok, quando chiedo silenzio è perché sto spiegando.”

“Ti ripeto, non mi devi dare del tu.”

“Se dovevi andare in bagno, dovevi chiedermi prima. Questo è il momento quando la spiegazione inizia. Devi capire i tempi per andare al bagno. Va bene durante l’interrogazione, non durante una spiegazione.”

“Se non capite qualcosa, non dite ‘EEEEHHH?!’

Ascoltate e aspettate che io finisca.”

Leggendo questi commenti, potrebbe addirittura venirci da ridere:

  • Non è ovvio che quando voglio parlare chiedo il silenzio?

  • Non è ovvio che un adolescente debba dare del Lei alla professoressa?

  • Non è ovvio che per studiare attentamente gli appunti serva il silenzio?

    La riposta è semplicemente: No, non è ovvio! Queste norme ci sembrano totalmente naturali, ma sono culturali e ideologiche.

    Come noi adulti abbiamo imparato queste norme tanto tempo fa, anche i nostri alunni e le nostre alunne devono impararle. Anche questi elementi apparentemente banali delle competenza comunicativa a scuola vanno osservate con una lente critica e considerate come nuovi elementi del repertorio comunicativo non solo per gli studenti neoarrivati, ma per tutti.