Qui abbiamo visto un caso specifico dell’hidden curriculum nei materiali scolastici, e abbiamo visto il potere dell’insegnante (attrezzata con il CCRC) di chiamare in discussione le norme, i valori e le credenze espressi nel libro.

Ora vi proponiamo di fare lo stesso tipo di esercizio, ma questa volta rivolta all’intelligenza artificiale (Parte 2 del task).

Vi proponiamo qui dei podcast generati con l’intelligenza artificiale (con lo strumento NotebookLM) che riassumono in un altro modo il nostro articolo sull’hidden curriculum in Alto Adige, su cui abbiamo basato la PPT sopra (Leone-Pizzighella & Telser, 2025).

Attenzione! Anche se NotebookLM ha generato un precisissimo riassunto scritto di questo articolo, abbiamo dovuto fare del “coaching” intensivo per creare un podcast accettabile. Non siamo ancora del tutto soddisfatti dei tre podcast generati perché contengono tracce di idee e discorsi (una specie di hidden curriculum) in cui noi non ci troviamo. Infatti, la questione della lingua in Alto Adige è un argomento identitario, politico e a volte anche polemico. Naturalmente, l’IA generativa—pescando qualsiasi informazione disponibile online per complementare quello che abbiamo scritto nell’articolo—non nota l’hidden curriculum nei testi su cui basa il podcast.

Quindi chiediamo un parere umano!

Vi invitiamo ad ascoltare i nostri tre tentativi di creare un podcast accettabile—cioè fedele a quello che abbiamo scritto—con L’IA generativa. Vi invitiamo ad attivare la vostra CCRC e di

  • prendere nota dei “residui” degli discorsi sociali, politici, culturali che circolano nei media da cui NotebookLM ha pescato i dati (soprattutto nei primi due tentativi);

  • segnare gli elementi dell’hidden curriculum che ancora rimangono nella terza versione del podcast nonostante i nostri tentativi di eliminarli;

  • notare come il tono convinto e autorevole delle voci nei podcast influisce sulla vostra interpretazione dei contenuti;

  • cercare i momenti che smascherano i parlanti del podcast come IA.

Qui abbiamo provveduto per voi anche i “prompts” (le istruzioni, le richieste) che abbiamo scritto a NotebookLM per generare (e rigenerare) i podcast.

Prompt #1:

Vorrei realizzare un breve podcast su questo articolo in allegato [Leone-Pizzighella & Telser 2025], destinato a insegnanti della scuola secondaria di primo grado in Italia. Il podcast deve includere i concetti di repertorio comunicativo (Betsy Rymes), consapevolezza critica multilingue (Ofelia García) e competenza comunicativa (Dell Hymes).

L’articolo parla molto anche di ideologia linguistica e dei processi di erasure, iconization e fractal recursivity. Tuttavia, questi concetti NON devono essere inclusi nel podcast, perché gli insegnanti non li hanno ancora affrontati nel corso che stanno seguendo.

Il podcast, naturalmente, deve essere in italiano. Preferibilmente con voci femminili.

PRIMO TENTATIVO: "Il tedesco a scuola ignora l'Alto Adige"
NotebookLM

Prompt #2:

Alcuni suggerimenti per le modifiche:

Non dare per scontato che tutte le persone in Alto Adige parlino tedesco a casa. Non è corretto. Tuttavia, gli studenti delle scuole in lingua italiana in Alto Adige studiano il tedesco come seconda lingua (NON come lingua straniera). La distinzione tra lingua straniera (una lingua parlata altrove) e seconda lingua (un’altra lingua parlata nella comunità degli studenti) è importante qui. Il tedesco non è la “lingua madre” di nessuno degli studenti nelle classi osservate. Tuttavia, gli studenti interagiscono con il tedesco ogni giorno, anche a un livello basilare, attraverso cartelli stradali, insegne dei negozi e altri aspetti del paesaggio linguistico della loro città.

Non esagerare con gli elogi a Leone Pizzighella e Telser, dato che questo podcast verrà pubblicato sul sito di Leone Pizzighella e potrebbe sembrare presuntuoso o autoreferenziale lodarlo troppo. Tuttavia, si può riconoscere che Leone Pizzighella (non “Leone-trattino-Pizzighella”) e Telser sono i primi (che noi sappiamo) ad aver svolto un’analisi di questo tipo sui materiali didattici del tedesco L2 in Alto Adige.

Quando ti riferisci alle scuole medie dell’Alto Adige, assicurati di chiamarle sempre “scuole medie italiane dell’Alto Adige”.

Non dire “ehm” prima di “Austria” nella discussione della Sachertorte.

Non fare paragoni con la Valle d’Aosta.

Le lezioni non sono “solitamente intitolate Typisch Deutsch”. Una sola lezione è stata svolta su questo argomento.

Non attribuire la responsabilità all’insegnante per aver utilizzato un “formato rigido” nelle interazioni in classe. Piuttosto, spiega come questo modello abituale di interazione scolastica possa limitare ciò che gli studenti riescono a esprimere delle proprie esperienze.

Non parlare delle comunità linguistiche come ecosistemi. Parla invece del dialetto tedesco locale, del tedesco che gli studenti imparano a scuola, dell’italiano che parlano nelle altre lezioni e delle altre possibili lingue, come urdu, arabo o rumeno, che gli studenti utilizzano come PARTI del loro repertorio comunicativo e che gli insegnanti possono cercare di valorizzare e ampliare.

Non voglio fare grandi affermazioni sul tessuto sociale della regione alla fine. Concludi invece con qualcosa di concreto che possa essere riassunto direttamente a partire dall’articolo.

SECONDO TENTATIVO: "Tedesco nelle scuole altoatesine: oltre i Brezel"
NotebookLM

Prompt #3:

Ok, mi piace molto la parte dall’inizio fino alla menzione di Elias Telser. Il suo nome si pronuncia e-LI-as, con l’accento sulla sillaba centrale.

Mi piace molto anche la parte successiva, compresa quella sulle tempere e i colori.

Non mi piace la parte sulle marche di automobili. Penso che si dedichi troppo tempo a questo argomento. Piuttosto, parla del fatto che in classe le rappresentazioni della “germanità” nel libro provengono esclusivamente da Germania, Austria e Svizzera, ignorando la realtà locale. Non è colpa dell’insegnante (che è sudtirolese di madrelingua tedesca), ma del fatto che i materiali non contengono mai riferimenti alla realtà locale.

Mi piace molto l’idea del “cortocircuito” all’inizio.

Non mi piace la discussione sulla Volkswagen e sul ragazzo che dice che suo nonno lavorava in fabbrica. È irrilevante e non è un buon esempio.

Il punto sulla competenza comunicativa potrebbe invece essere sviluppato guardando a come gli studenti in Alto Adige interagiscono (o non interagiscono) con il tedesco, quali aspetti del loro tedesco sono più sviluppati (per esempio quelli legati allo sport, al cibo, ai luoghi della città) e quali invece lo sono meno (magari quelli legati alla vita familiare, all’arte, ecc.).

Mi piace la conclusione.

TERZO TENTATIVO: "Alto Adige ignorato dai libri di tedesco L2"
NotebookLM

Per quest’ultima parte del percorso, abbiamo un task doppio.

Ma prima, definiamo l’hidden curriculum (il curricolo nascosto).

È l’insieme di norme, credenze e valori che vengono trasmessi—implicitamente—agli alunni e alle alunne attraverso le lezioni e i materiali scolastici. Può contenere “messaggi” impliciti riguardanti le norme di genere, i pregiudizi legati alle diverse classi sociali o gruppi etnici, ma anche valutazioni implicite riguardo a tante altre questioni sociali, linguistiche e culturali.

Un classico esempio dell’hidden curriculum sono le immagini nei libri di testo in cui certe figure (ad es. medici, vigili, scienziati) sono sempre maschi, mentre altre (ad es. maestre, infermiere) sono sempre femmine. Silenziosamente, implicitamente, senza mai dirlo direttamente, queste rappresentazioni nei libri di testo si spacciano per realtà oggettiva. In realtà, invece, comunicano solo le credenze, i valori e le norme di persone specifiche o gruppi specifici.

Come Parte 1 del task, vi presentiamo un caso studio dell’hidden curriculum nell’insegnamento di tedesco come seconda lingua (L2) nelle scuole di lingua italiana in Alto Adige. Per comodità, tutte le informazioni si trovano nella PPT qui sotto.

Raggiunta la fine di questo breve percorso, vorremmo sottolineare il collegamento tra le teorie della linguistica educativa e il mondo delle scuole, ma anche tra il mondo delle scuole e il cosiddetto mondo “reale”.

Le teorie della linguistica educativa ci hanno aiutano a rivolgere uno sguardo attento, uno sguardo critico, al modo in cui il linguaggio ci costruisca i mondi sociali in cui viviamo. Questo sguardo critico ci permette anche di pensare ad altri possibili modi di “fare scuola”.

Chiudiamo quindi con un promemoria che, a scuola, i bambini e i ragazzi imparano ad essere membri della società, ad essere cittadini che sanno leggere e decodificare un paesaggio linguistico, testuale, digitale che è in costante metamorfosi.

Qui abbiamo chiuso con l’IA, in quanto una sfida attuale e reale, sapendo che nei ragazzi non vanno coltivati solamente gli “skills” tecnici, ma soprattutto la curiosità, la capacità di farsi domande, gli attrezzi sociali per partecipare nella società, e l’abilità (e la voglia) di ragionare criticamente sugli avvenimenti del mondo.