Secondo Hélot e i suoi colleghi:

  1. Dobbiamo intenderci sulla definizione di ‘lingua’.

    Per ‘lingua’ intendiamo “la lingua standard”, “la lingua della scuola”, “la madrelingua”, “la lingua parlata”, “la lingua scritta”, “la grammatica”, o altro? Di che colore è la criniera di questo unicorno di cui parliamo?

  2. Una didattica critica e consapevole valorizza l’inclusione e le pratiche linguistiche reali.

    Non dobbiamo fermarci alle policy dell’istruzione o alle teorie pedagogiche: dobbiamo esaminare anche la prassi (glotto)didattica.

  3. Possiamo ingaggiare gli alunni nell’esplorazione critica di lingue, linguaggi, e mono/multilinguismo solo dopo aver chiarito che cosa crediamo noi di essi, e perché.

    Abbiamo tutte avuto esperienze diverse con le lingue. Mentre qualche collega potrebbe saper parlare fluentemente 3 o 4 lingue, altre magari hanno insegnato o lavorato all’estero, e altre si dichiarano ‘negate’ per le lingue. Queste esperienze personali si intrecciano con le nostre credenze etiche, morali, politiche e religiose per influire in modo importante sul nostro lavoro a scuola e con i ragazzi.

Ripassiamo qualche concetto chiave

  • Falso. Il repertorio comunicativo è un concetto che non prende assolutamente in considerazione né la proficiency né il potere di una lingua. Anzi, il repertorio comunicativo è un concetto che ci permette di pensare a tutte le competenze comunicative che una persona ha, SENZA pensare in termini di proficiency.

  • Vero. Nella maggior parte dei casi, l’insegnante che vuole sviluppare la consapevolezza critica del multilinguismo dovrà ripensare certe aspetti della sua formazione (glotto)didattica. Come tutte le cose socioculturali, anche gli approcci didattici sono soggetti a tendenze, rispondono alle esigenze di un certo momento storico, e agiscono sulle tradizioni e i valori di una realtà specifica. In Italia, dobbiamo ancora trovare il giusto modo di accogliere il multilinguismo e dobbiamo essere pronti a fare scelte creative.

Il concetto del repertorio comunicativo ci permette di considerare tutte le pratiche linguistiche e comunicative in un senso olistico e non-gerarchico. Così, ci dà la possibilità di guardare oltre i concetti di ‘padronanza’ e ‘proficiency’ che spesso dominano il modo in cui parliamo di lingue e linguaggi a scuola.

Con questo cambiamento nel nostro focus, prendiamo il primo passo verso una consapevolezza criticauno sguardo attentoverso il ruolo delle lingue e dei linguaggi nelle vite dei nostri studenti sia dentro che fuori scuola.

Le professoresse Ofelia García (New York City) e Christine Hélot (Strasburgo) sono state le prime studiose della consapevolezza critica multilingue. La loro ricerca ha avuto un ruolo importante nel promuovere una didattica multilingue critica e consapevole.

Siete invitate a guardare/ascoltare i loro brevi interventi nei video qui:

Prof. Ofelia García sullo scopo di ‘translanguaging’ e la sua interpretazione del concetto di ‘repertorio’

Ofelia García è stata Principal Investigator del progetto ‘CUNY-NYSIEB’ a New York City. Per scoprire i loro materiali sviluppati per insegnanti (come questo video), clicca qui.

Prof. Christine Hélot sull’importanza di combattere la disuguaglianza scolastica attraverso il legittimare il bilinguismo di tutti gli alunni.

La consapevolezza critica ci chiede di sviluppare soprattutto un occhio critico verso la (de)normalizzazione e la (s)naturalizzazione di certe lingue e certi linguaggi nella nostra società. Ci chiede addirittura di valutare criticamente il concetto di “lingua” di per sé.