Lezione 1

Lezione 2

Lezione 3

(N.B., Questi video sono stati modificati per privacy, lunghezza e coesione tematica tra loro.)

Nel terzo anno delle scuole medie italiane, si studia il cosiddetto “commercio triangolare” dei XVI-XIX secoli (noto anche come la tratta atlantica delle persone africane schiavizzate).

Trovate qui sopra i brevi video di tre insegnanti che insegnano le loro versioni della lezione sul commercio triangolare a tre gruppi di studenti diversi. Vi invito a guardare tutte e tre dei video e ad osservare le differenze tra le lezioni.

Prima, però, facciamo qualche ipotesi alla luce del CCRC sia delle docenti che delle studentesse e degli studenti:

  • Se “le parole che diciamo costruiscono la casa in cui viviamo” (cit. Hafiz), quali scelte linguistiche e/o comunicative prevediamo nella presentazione di questo argomento sensibile?

  • Quali elementi potrebbero risultare difficoltosi, e perché?

  • A quali aspetti linguistici e/o comunicativi potrebbe servirci uno sguardo critico?

Dopo aver guardato i video, vi invito a fare una riflessione più ampia con qualche spunto da questa presentazione Powerpoint:

Nella pagina precedente, abbiamo considerato (con uno sguardo critico) il repertorio comunicativo degli studenti e come viene attivamente modificato dagli insegnanti (riguarda 'tipo' e 'praticamente').

In questa pagina, abbiamo visto come ciascuna insegnante sceglie elementi dal suo repertorio comunicativo per narrare un avvenimento storico.

  • Possiamo mettere in relazione i due casi osservando che, se a pag. 7 le insegnanti intervengono sul repertorio degli studenti etichettando forme come “tipo” e “praticamente” come inadeguate o “inutili”, a pag. 8 sono loro stesse a operare una selezione attenta e “controllata” delle proprie risorse linguistiche. In entrambi i casi emerge quindi un processo di regolazione del linguaggio: da un lato diretto verso gli studenti, dall’altro interiorizzato dalle insegnanti stesse.

    Da una prospettiva di correttezza linguistica, queste pratiche possono apparire come necessarie per mantenere uno standard scolastico. Tuttavia, uno sguardo critico mostra come tali scelte riflettano norme e aspettative situate, legate anche ai contesti e ai pubblici (ad esempio, le diverse biografie linguistiche degli studenti). Ne risulta che la “correttezza” non è un principio fisso, ma un processo negoziato, che coinvolge sia gli studenti sia gli insegnanti nella costruzione della competenza comunicativa.