Hai mai sentito parlare del concetto di ‘lingua standard’? O forse hai sentito paragonare ‘il linguaggio accademico’ al ‘linguaggio per la comunicazione’?

Per chi vive, studia e lavora da tempo in Italia è facile farsi un’idea piuttosto chiara di questi concetti. Quindi, cosa c’è da criticare?

Rosina Lippi-Green, linguista applicata, ha paragonato ‘la lingua standard’ ad un unicorno. Ma perché?

Chiudiamo gli occhi un secondo e cerchiamo di immaginarci un unicorno.

A me viene in mente un unicorno alto e muscoloso, bianco argentato,
con la criniera liscia e lucida, il corno lungo e appuntito, gli occhi neri.
Forse il mio è anche un animale notturno, visto che ha anche qualche
brillantino sul pelo che brilla sotto la luce della luna.

Per la mia amichetta di 7 anni, però, un unicorno è piccolo e cicciotto,
coccoloso, felice, giocoso, con la criniera e il corno ad arcobaleno.

Per te?

Se hai qualcun’altro lì con te, chiedi anche a lei o lui. Potresti anche chiedere ai tuoi alunni. Siete d’accordo tra di voi? Facciamo un velocissimo quiz per vedere chi ha ragione:

  • Di nessun colore! Gli unicorni non esistono!

    Siamo sicuramente tutti d’accordo che gli unicorni sono una specie di cavallo con un corno in testa. Siamo meno d’accordo però sui particolari visto che non abbiamo mai visto un unicorno dal vivo.

Che cosa ti dice questa risposta? Facciamo qualche ipotesi sul legame tra gli unicorni e i registri, linguaggi, accenti, e dialetti.

  • Se ci sei cascata—cioè, se ti sei trovata veramente a dibattere i precisi aspetti fisici e comportamentali degli unicorni—non sei sola e non sei neanche matta!

    Nella tua vita sei stata esposta a tante immagini e a tanti racconti grazie ai quali hai sviluppato una nozione piuttosto chiara di unicorni. Forse avrai letto dei testi letterari—anche semi-storici—che raccontano di unicorni in un modo così convincente da sembrare vero.

    Però, alla fine, ahimé, gli unicorni sono immaginari! A volte ci sembrano tanto veri, ma vivono interamente nella nostra immaginazione…

    …proprio come ‘la lingua standard’!

  • La lingua standard, come l‘unicorno, è un ente che ottiene la sua veracità grazie alla mitologia, ai racconti, agli artefatti, e alla volontà della gente a crederci.

    Potremmo fare lo stesso esercizio per la lingua standard che abbiamo fatto per gli unicorni: proviamo a descriverla.

    Mentre potremmo trovarci d’accordo su qualche caratteristica dell’italiano standard (come il corno e la forma di cavallo dell’unicorno), non ci troveremo sicuramente d’accordo su ogni suo particolare. E’ probabile che anche due membri della stessa famiglia definiscano ‘l’italiano standard’ in modi diversi tra loro.

    Questa impossibilità di descrivere pienamente, in modo definitivo, le caratteristiche della lingua standard non ha mai impedito alla scuola e allo Stato di continuare a utilizzarla. La scuola italiana si basa proprio sul concetto di unire il Paese attorno alla lingua standard anche se è un bersaglio in costante movimento e sempre in via di definizione.

    Gli elementi linguistici molto più riconoscibili e definibili sono paradossalmente quelli che non hanno lo status mitico di ‘standard’, ma che hanno spesso il vantaggio di non essere rigorosamente controllati. Non ci sono né i test d’ingresso per valutare la competenza in un dialetto, né gli esami di stato per accertare la padronanza di un dato accento regionale.

    Però, se uno standard vero non esiste, allora significa che quello che chiamiamo standard è in realtà un collage di linguaggi, accenti, e registri, giusto?

  • Ti ricordi che all’inizio abbiamo menzionato ‘il linguaggio accademico’? Ecco un ottimo esempio di un registro che viene spesso confuso con ‘lo standard’ o spacciato per tale.

    Ma se fosse così ‘standard’, allora come mai sembra che manchi quasi sempre agli studenti? Perché va insegnato anche ai ragazzi che sono cresciuti parlando italiano?

    Qui torniamo al concetto del repertorio comunicativo ma ma va affrontato con uno sguardo critico. Nel prossimo capitolo ne parleremo!

    Riassumendo: Finché il concetto di ‘standard’ rimanga un concetto importante per le nostre istituzioni, il mito della sua esistenza sopravvivrà. Da sole, non possiamo rifare un sistema scolastico iniziato oltre 250 anni fa, ma possiamo iniziare a chiederci davvero che cosa vuole fare questo sistema e che ruolo abbiamo noi nel cambiarlo o sostenerlo.

  • Lippi-Green, R. (1994). Accent, Standard Language Ideology, and Discriminatory Pretext in the Courts. Language in Society, 23(2), 163–198.

    Lippi-Green, R. (1997). The Standard Language Myth (pp. 55-65). In R. Lippi-Green, English with an Accent: Language, Ideology, and Discrimination in the United States. Psychology Press.

    Vedi anche:

    Leone-Pizzighella, A. R., Bienati, A., & Frey, J.-C. (2024). Discourse markers in the curricularization of academic language: A mixed methods analysis of tipo and praticamente in Italian secondary schools. In L. Cirillo and R. Nodari (Eds.), Contesti, pratiche e risorse della comunicazione multimodale (pp. 149–162). Officinaventuno. http://www.aitla.it/images/pdf/StudiAItLA18/009_Leone-Pizzighella_et_al.pdf